giovedì 17 febbraio 2011

Italia Wave Band Sicilia 2011 - I nomi dei finalisti

Sono stati finalmente resi noti i nomi dei 24 finalisti che nei prossimi mesi si daranno battaglia sui palchi siciliani per guadagnarsi la vittoria dell’Italia Wave Band Sicilia.


Un duro lavoro per la giuria composta da Roberto Cammarata e Gaetano Mazza (responsabili regionali di Italia Wave per la Sicilia), Gianfranco Raimondo e Vincenzo Barreca (direttori artistici Ypsigrock Indipendent Festival), Dario Caneba (filosofo,esperto musicale) e Antonio Puglia (giornalista, scrittore e traduttore, collaboratore di SentireAscoltare, JAM, Il Mucchio Extra), costretti a restringere il campo a partire dai ben 131 iscritti al concorso, provenienti da ogni parte della Sicilia.


Di seguito l’elenco delle band finaliste e delle date di selezione in cui suoneranno:


venerdì 11 marzo @ LA FACTORY (Siracusa)

Chamberlain (SR)

VeiveCura (RG)

Out Of Blue (SR)

Sabina Caruso (CT)

Transmission (CL)


venerdì 18 marzo @ I CANDELAI (Palermo)

Piccola Orchestra Malarazza (PA)

Candydates (PA)

Pressione Su Malta (ME)

22esimo Quartiere (ME)


sabato 19 marzo @ I CANDELAI (Palermo)

Le Formiche (PA)

Venezia (AG)

Demo Mode (ME)

Anelli Soli (ME)

Please Don't Touch The Drummer (CT)


venerdì 25 marzo @ NUOVO MONTEVERGINI (Palermo)

Licks (PA)

Denied Light (ME)

SWA (PA)

Claudio Cataldi (PA)

Ennio Salomone & i Musicomio (AG)


sabato 26 marzo @ NUOVO MONTEVERGINI (Palermo)

Metronova (PA)

The Punishments! (PA)

El Senor Pablo (AG)

Sista (CT)

Afro Bougna Band (CT)


FINALISSIMA: sabato 2 aprile @ NUOVO MONTEVERGINI (Palermo)

martedì 15 febbraio 2011

venerdì 11 febbraio 2011

Alchera live @ Catania

Alchera, suoni dalla darsena tossica.
Catania, mercoledì nove febbraio.


Ho rispetto per chi suona in questo modo. Nessuna velleità da rockstar, solo la voglia di stare su un palco per trasmettere emozioni. Quando gli chiedo quali sono le loro influenze, mi rispondono che non lo sanno. Quando dico che secondo me somigliano un po' ai The Notwist mi rispondono che non li conoscono nemmeno.


E’ una normale serata di febbraio, freddo gelido che ti entra dentro le scarpe, le stesse che scivolano per le strade di via Etnea a causa della cera delle candele che la recente festa di Sant’Agata ha portato per le vie. Nel cuore di Catania ci sono già gli Alchera sul palco che suonano come dei forsennati. Io come da tradizione sono in ritardo, e mi perdo i soliti dieci minuti di concerto. Il locale per fortuna non è pieno, ma c’è comunque tanta bella gente dentro che ascolta interessata e applaude con convinzione alla fine di ogni pezzo.

L’acustica del posto onestamente non mi sembra meravigliosa o forse sono solo i volumi regolati male, ma il suono è un impasto confuso di batteria e basso e la chitarra sovrasta prepotentemente il mix del gruppo. Anche i synth suonano “diversi” dal solito, soffocati e molto poco definiti. Ma questo è solo un aspetto del concerto, per fortuna c’è ben altro. I quattro augustani governano il palco con una certa sicurezza. E’ evidente che i tanti anni di esperienza sono serviti a maturare un sicuro affiatamento sul palco.

Suonano tutto il loro disco, giocando con suoni e con code strumentali psichedeliche. Se Discarica di sogni, il loro ultimo lavoro in studio, su disco si esplicita molto più intimista e ricercato nei suoni, dal vivo gli Alchera cambiano forma. La struttura di base rimane quella alternative (un mix di post rock e di elettronica anni novanta) ma dal vivo viene offuscato il lato meditativo del gruppo, lasciando emergere la loro parte più selvaggia e incontrollata. La mia preferita “Tramonto Petrolchimico” viene eseguita magistralmente, tanto bella su disco quanto dal vivo.
Il risultato è una performance molto movimentata, intensa e coinvolgente.

Ancora buona musica dalla Sicilia, e scusatemi se è poco.
Johnny Cantamessa

lunedì 7 febbraio 2011

Gentless3 live @ Catania

Credo che i concerti si possano suddividere in tre grandi categorie:

  • · I concerti degli artisti che conosci da tempo, ma di cui non hai ancora ascoltato il nuovo disco.
  • · I concerti per cui conosci tutte le canzoni e le parole delle canzoni dell’album e non vedi l’ora di ascoltarle dal vivo.
  • · I concerti per cui non sai neanche di chi si sta parlando.



Ecco, per me andare a vedere i ragusani Gentless3, che presentavano il loro album “I’ve buried your shoes down by the garden”, è stato esattamente il terzo caso.

In questi casi un recensore serio, un esperto di musica, si siederebbe in mezzo al pubblico e comincerebbe a snocciolare i suoi “Somiglia a..”, “Ricordano i…”, “Si sentono le influenze dei…”. Io che invece sono una bionda farlocca arrivo alla conclusione che se non riesco a trovare un appiglio musicale al quale aggrapparmi, perlomeno posso descrivere le sensazioni. Anche e soprattutto considerando il fatto che neanche il cantante ha deciso di darmi man forte “Te la devi cavare da sola” mi ha detto. E così sia.

La prima cosa che mi viene in mente è che , dato che non riesco a trovare nessun riferimento musicale, ciò deve essere dovuto al fatto che i Gentless3 devono avere le loro radici musicali nei pressi del cantautorato folk e blues di Nick Drake, Bob Dylan e Jeff Buckley. Questo è perlomeno quel che viene in mente ascoltando la linea melodica del cantato di Carlo Natoli, che ha però una voce che ricorda più Ed Vedder. Ed il suo cantato è una sorsata calda che scivola lenta, mentre la band dietro di lui non fa altro che creare un caos emotivo che parte lente ed esplode nel finale. Un tappeto quasi post rock per una voce blues. Una delle poche band in cui è la batteria ad essere la protagonista della scena, scardinando un po’ dal suo ruolo di ritmico di sottofondo, evolvendosi fino a diventare una solista del palco con i suoi continui cambi di ritmo e della preponderanza dell’uso dei timpani.

Ed è un po’ come osservare una tempesta dietro ai vetri di una finestra, rimanendo al caldo della propria casa. Sembra quasi di ascoltare due concerti sovrapposti, con le atmosfere scure e dense della voce di Carlo e i suoni aperti e arieggianti del resto della band (con Sergio Occhipinti alla chitarra, Sebastiano Cataudo alla batteria e Floriana Grasso alle tastiere).

Sul palco anche Cesare Basile che si presta a realizzare quella che il cantante definisce “una rilettura caotica e freeform della sua "Ceaseless and Fierce”.


Vanessa Castronovo

sabato 5 febbraio 2011

Dimartino live @ Catania

Devo confessare che non sono fra quelli che hanno accolto positivamente “Cara maestra abbiamo perso”, il nuovo lavoro dei Dimartino.

Non sono mai stata una fan dei Famelika e sono rimasta abbastanza indifferente dinnanzi al loro cambiamento in Dimartino. Si tratta di un album, il loro, accolto molto favorevolmente dalla critica e dal pubblico degli affezionati. Un album che mi ha invece lasciata impassibile, pur riconoscendone all’interno alcuni grandi picchi artistici.


Ho cercato di andare al loro live spogliata di qualsiasi preconcetto su di loro, azzerando ogni mia precedente critica e cercare di valutarne solo ed esclusivamente la loro prestazione sul palco. Com’è giusto che sia. Devo ammettere che si è trattato di un concerto molto atteso a Catania, penalizzato però dalla monumentale festa di Sant’Agata che ha praticamente paralizzato tutto il centro e causato parecchie defezioni.

Sul palco è sicuramente la presenza di Simona Norato quella che più salta all’occhio, con un’eleganza dei movimenti resa ancora più affascinante dalla naturalezza con la quale riesce a passare dalle tastiere, alla chitarra, alle percussioni e poi pure allo xilofono e alla fisarmonica. Certamente la spina dorsale della musica dei Dimartino, che riesce a trovare la sua epica esplosione in “Cercasi anima”, la canzone con il ritornello più bello degli ultimi anni di produzione musicale. Pure dal pubblico si sente commentare: “I suoni di quella tastiera sono fantastici”. Si passa poi all’intimista presenza scenica di Antonio Di Martino e alla contrapposta esuberanza di Giusto Correnti alla batteria. A dargli man forte sul palco sale anche Cesare Basile, che si è occupato della loro produzione artistica, per accompagnarli live ne “La ballata della moda”, cover di Tenco inclusa nell’album.

La distruttivistica “Brucio il mio basso”, retaggio della loro vita musicale passata, rappresenta al meglio quel che è stata la loro crescita ed il passaggio dall’adolescenza arrabbiata dei Famelika, alla consapevole maturità artistica dei Dimartino. Non un taglio netto con il passato, più che altro è come guardare una propria foto da giovani.

“Potrei morire cantando” dice Antonio sul palco ed il pubblico ne anticipa ogni singola parola di ogni strofa mostrando, meglio di quanto qualsiasi recensione potrebbe fare, che il loro album è riuscito ad arrivare davvero alle orecchie del pubblico.

Anche se per certi passaggi ricordano un po’ troppo Rino Gaetano devo comunque ammettere che è proprio dal vivo che si riesce ad apprezzare meglio la loro musica, a dispetto della dimensione “letteraria” che riesce a dare l’ascolto del loro cd.

A prescindere dai gusti personali si tratta sicuramente di una band di bravi musicisti che hanno deciso di osare e che sono riusciti in quella che è l’impresa principale di chi va in giro a promuovere il proprio disco: riuscire a farlo amare.

Ed io, che pure mi ci ero strenuamente opposta, adesso me ne sto qui a scrivere questo report con il loro disco in repeat in sottofondo.

Foto Michela Forte

Vanessa Castronovo

domenica 30 gennaio 2011

Chamberlain live @ Catania - Live report (o quasi)

Si narra che una notte, in un bel locale sito tra Siracusa e Cassibile suonavano i Bud Spencer Blues Explosion, duo romano fantastico, alla quale feci la seconda intervista della mia ancora breve carriera. Prima dei figli della lupa, sul palco saliva una band, a me assolutamente sconosciuta, che apriva lo show. Prime note e il mio quinto senso e mezzo (si, come quell'altro) mi diceva che in questi ragazzi vi era del talento. Suoni british, sporchi, incazzati, raffiche di dissonanze che ritornano in melodie amichevoli. Una carica incredibile che non lascia nessuno insoddisfatto e tutti entusiasti.



Selezioni Italia Wave 2010, qualche mese dopo. Tra le band siciliane selezionate per disputare le semifinali c'è una band che risponde al nome di Chamberlain? Cerco, finisco sul loro MySpace, e sorpresa delle sorprese...sono proprio la band che mi ha incantato a Siracusa! Ascolto i brani e ritrovo lo stesso sapore del live di qualche mese prima. Quei suoni che ricordano gli Oasis (buonanima!) e quel cantato che ricorda tanto l'ugola di casa Gallagher non lasciano spazio a dubbi.

Cambio di location, 27 agosto 2010. Il sottoscritto si lancia nell'organizzazione di un improbabile concorso per band emergenti, ridefinito da un amico come “concorso per band in fermento”. Tra i gruppi selezionati da un'apposita giuria ritroviamo i Chamberlain. Al concorso si piazzano quarti, dando comunque prova di essere una band che domina la scena.

2010, la band subisce l'abbandono di uno dei due chitarristi, proprio alla vigilia del rilascio del loro nuovo EP “Moon in June/Superstition”.

Gennaio 2011. Dopo alcuni mesi di latitanza da live, Catania offre un palco a questi cinque musicisti per esprimersi. Rimango ancora una volta entusiasta. Il suono si è nuovamente evoluto, l'ingresso di un nuovo elemento alla chitarra ha apportato senza dubbio il suo contributo facendo virare i Chamberlain verso suoni ulteriormente più aggressivi, più grezzi e ancor più psichedelici. La scaletta si snoda attraverso brani originali e qualche cover, interpretata in maniera piuttosto personale e convincente. Da citare la sfiga che ha accolto il nuovo membro del gruppo prima del concerto, ovvero un guasto tecnico alla pedaliera prima del live. Trattandosi del suo primo concerto insieme ai Chamberlain non posso che promuoverlo a pieni voti, sono sicuro che darà il suo apporto al progetto.

Oramai li conosco bene, non dimenticherò più né il loro nome né il loro progetto. L'ultimo EP (più che altro un singolo, veramente) è molto interessante. Non è rivoluzionario né della serie “mai sentito prima”, ma oggigiorno è veramente difficile dire qualcosa di completamente nuovo. Una band con un interessante percorso alle spalle e un'ancora più intrigante storia da percorrere.

Johnny Cantamessa

venerdì 28 gennaio 2011

Italia Wave Band Sicilia edizione 2011 - Iscritti e selezioni

Sono ufficiali i nomi dei ben 131 iscritti all’edizione 2011 dell’Italia Wave Band in Sicilia.


Si tratta di band provenienti da ogni parte della Sicilia che nei prossimi mesi calcheranno i palchi dei principali locali siciliani per partecipare alle finali che porteranno il gruppo vincitore a suonare sui palchi dell’Italia Wave Love Festival 2011.

A fare parte della giuria:
  • Roberto Cammarata e Gaetano Mazza (responsabili regionali di Italia Wave per la Sicilia)
  • Gianfranco Raimondo e Vincenzo Barreca (direttori artistici Ypsigrock Indipendent Festival)
  • Dario Caneba (filosofo, esperto musicale)
  • Antonio Puglia (giornalista, scrittore e traduttore, SentireAscoltare, JAM, Il Mucchio Extra, tra gli autori del volume “1000 Canzoni che ci hanno cambiato la vita” - Rizzoli, 2009)

Le selezioni si terranno:
11 Marzo @ La Factory, Siracusa (SR)
18 Marzo @ I Candelai, Palermo (PA)

19 Marzo @ I Candelia, Palermo (PA)

25 Marzo @ Nuovo Montevergini, Palermo (PA)

26 Marzo @ Nuovo Montervergini, Palermo, (PA)

2 Aprile, Finale Regionale @ Nuovo Montevergini, Palermo (PA)


Per conoscere i nomi degli iscritti

http://www.italiawave.com/sicilia-iscritti-concorso-2011

giovedì 27 gennaio 2011

Waines - studio report

Devo ammettere che sono poche le volte in cui mi capita di sentirmi bionda. Bionda nell’accezione di svampita che non capisce un caspio di quel che si sta parlando. Bene: per una sera sono stata bionda platino degna di Playboy.

A causare questo cambio di personalità improvviso e questo stordimento intellettivo sono stati i Waines.


Mi sono presentata quasi all’improvviso al The Cave di Catania, lo studio dove sono chiusi da giorni per registrare “Sto”, l’attesissimo loro nuovo album. Un album che non è neanche nato (anche se manca poco), ma che sente addosso tutto il peso e la responsabilità di essere il successore di “Stu”.

Il clima in studio è rilassato, con i ragazzi (Fabio Rizzo, Roberto Cammarata e Ferdinando Piccoli) concentrati sul lavoro e quasi seri, come poche volte mi è capitato di vederli. Tranne Ferdinando ovviamente, lui non lo smuovono neanche le bombe. Lui lo smuove solo la sua batteria.

“Kastronov è troppo bello essere in studio a registrare. A registrare i Waines intendo” mi dice Fabio, che ovviamente non sta lontano dagli studi per troppo tempo. “Era ora che cominciassimo a lavorare a questo disco, sono quasi due anni che è uscito Stu”.

Ed è inutile stare lì a far finta di niente, perché sono sicura che siete curiosi di sapere cos'è che sta venendo fuori da queste sessioni in studio. Quel che vi posso dire è che per fortuna non si tratta di Stu parte seconda. Non è per niente il caso in cui una band decide di marciare sulla strada che li ha già portati lontano. Però state tutti tranquilli che si tratta sempre dei Waines, totalmente Waines.

Roberto mi chiede : “Secondo te che genere è? Ce lo chiediamo da giorni, non riusciamo a capirlo”.

Le chitarre, quelle chitarre suonate in quel modo, vi posso rassicurare che ci sono. Ma ci sono pure suoni che non avete mai sentito venire fuori da tre musicisti così e vi viene da chiedervi dov’è nascosto il synth. C’è quasi un basso e questo non ve lo aspettate. E poi c’è Piccoli alla batteria, e non ho bisogno di aggiungere altro. Il tutto sotto il controllo e la supervisione di Daniele Grasso, il padrone di casa, che di tanto in tanto appare dall'alto a consigliare l'impostazione perfetta mentre rimbecca con Fabio una battuta dopo l'altra ed un gioco di parole appresso all'altro.

Ed eccolo il momento in cui divento bionda. Perché ovviamente in studio non si parla: si codifica. Una “cosa” che è un po’ un codice appunto, un po’ è fatto di nomi di marche e numeri di serie ed un po’ di tecnicismi musicali. E mi ritrovo con gente che parla di click e dub, synth e ampli, con entrate, panza e presenza, baritoni e fade. Ma non solo, perché a complicare la situazione ci sono loro che per capirsi cominciano a dire frasi del tipo “Ma se io parto da tu-ta-ta-tu-ta cià e ci metti il re che poi non devi lasciare, perché è trattenuto e me lo metti nella seconda pista, che è quella con il fade verde tagliaretina, un paio di mappazze e ci siamo”. E non ditemi che avete capito perché non ci credo!

Ma bionda lo sono diventata anche per un altro motivo, E devo fare mea culpa. Perché pur rispettando da sempre il lavoro dei musicisti, non mi sono mai resa davvero conto fin’ora dell’importanza estrema di comprare i cd. Questa non vuole essere una campagna contro la pirateria, non me ne frega niente della morale. Ma se un giorno vi capitasse come me di entrare in uno studio di registrazione, da ignoranti, e vedere come si registra un disco, beh sono sicura che cambiereste idea. Giorni rinchiusi a rincorrere la perfezione del suono, con il tecnico (Valerio) che conosce a memoria marca e numero di modello di tutta la strumentazione e che ti sa ripetere, quasi senza sbagliare, tutti i settaggi degli strumenti della canzone che hanno registrato due giorni prima. E i Waines li vedete sul palco e dite “miSchia, sono bravi!”, ma non li avete mai visti mentre trovano una sbavatura minima nel mezzo di una dozzina di tracce registrate e sovrapposte. “Grazie al caspio, lo sapevamo” direte voi saccenti esperti di musica che di certo ne sapete più di me (e non ci vuole tanto).

Ma allora io vi chiedo: se lo sapete per quale motivo i cd non ve li comprate?

ATTENZIONE! E’ una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle attitudini professionali, leggere bene il foglio illustrativo.

ATTENZIONE! I Waines possono dare dipendenza, se ne consiglia la somministrazione ai minori di 13 anni solo se promettono di non ascoltare Justin Bibier.

Vanessa "Paris" Castronovo